Il Mediterraneo è il mio mare, che mi sia immersa nello Jonio, nel Tirreno, nell’Adriatico, in Italia o in altri mari che si affaccino su questo grande mare, lo sento amico. Come nella poesia di Montale la mia casa dell’infanzia si trovava su quelle coste e il suo panorama mi ha affiancato giorno e notte per diciotto anni. Adesso, lo rivedo solo d’estate o in rare altre occasioni. Mi manca la sua presenza costante. Con l’andare degli anni mi manca sempre di più il suo odore e il suo suono.
Mediterraneo
Antico, sono ubriacato dalla voce ch’esce dalle tue bocche
quando si schiudono come verdi campane
e si ributtano indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro, mare,
ma non più degno mi credo del solenne ammonimento del tuo respiro.
Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento del mio cuore
non era che un momento del tuo;
che mi era in fondo la tua legge rischiosa:
esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.