Penso alla mia vecchiezza solitaria, di Cesare Pavese è una poesia che ho letto qualche giorno dopo il mio compleanno, qualche settimana fa. Non rispecchia completamente il mio pensiero, non credo infatti che quando sarò ancora più vecchia nessuno mi guarderà in viso e non ho grandi rimpianti della mia giovinezza. Ciò che mi piace, invece, sono i versi che riguardano la capacità di saper rimanere soli e in silenzio e il ricordo dell’amore per tutte le cose!
Penso la mia vecchiezza solitaria
Saremo come morti, anima mia,
sotto gli urli di un mondo
che non conosceremo
e nessuno degli uomini
ci guarderà più in viso.
Ma sapremo esser soli e silenziosi.
Ascolteremo nella calma stanca
la musica remota
della nostra tremenda giovinezza
che in un giorno lontano
si curvò su sé stessa
e sorrideva come inebbriata
dalla troppa dolcezza e dal tremore.
Sarà come ascoltare in una strada
nella divinità della sera
quelle note che salgono slegate
lente come il crepuscolo
dal cuore di una casa solitaria.
Battiti della vita,
spunti senz’armonia,
ma che nell’ansia tesa del tuo amore
ci crearono, o anima,
le tempeste di tutte le armonie.
Ché da tutte le cose
siamo sempre fuggiti
irrequieti e insaziati
sempre solo portando nel cuore
l’amore disperato
verso tutte le cose.
Questo ricorderemo
quando saremo soli come morti.
E nessuno degli uomini
ci guarderà più in viso.